GRANOTURCO (MAIS)

 

NOME SCIENTIFICO: Zea mays

Famiglia: Graminacee

NOMI STRANIERI E DIALETTALI:

Mélia (Dialetto di Quargnento)

Quarantino, Ostenga (Piemonte),

Meliga, Granon (Liguria),

melega, formenton, carlon (Lombardia),

sorgo turco (Veneto),

furmintun, Lalghein (Emilia),

furmintô (Romagna)

granone, frumentone (Toscana)

granone (Abruzzi),

migghiu, rodindia (Calabria),

granudinnia (Sicilia)

trigu de indias , cigilianu (Sardegna).

mais e blé de Tourquie per i francesi;

corn o maize o Indian corn per gli inglesi;

Mais o Turkischer o Weize o Welschor per i tedeschi;

mais e tigro de la India per gli spagnoli

 

          

                             

DESCRIZIONE: è indubbio che il mais sia arrivato a noi con Cristoforo Colombo, mentre era coltivato da 7.500 anni nel Nuovo Mondo, e che dal Nuovo Messico, dove è stata trovata la qualità con la datazione più antica, la sua coltivazione si sia estesa nell'America centro meridionale fino al Nord, alla regione dei Grandi Laghi.

Appena arrivato nel Vecchio Mondo, il mais era coltivato solo nei giardini dell'Andalusia, di Francia e Italia. La coltivazione tardò a farsi strada, tanto che nel 1646, nella prima edizione dell'Economia del cittadino in villa, il Tanara lo descriveva perfettamente affermando che non lo si coltivava poiché richiedeva un terreno grassissimo, perciò era più conveniente ripiegare sulla canapa per avere maggiore profitto.

In Germania il mais arrivò dall'Italia, così nei paesi mediterranei.

Ma perché "grano turco"? Secondo una versione tra le più accreditate, la coltivazione del mais iniziò in Andalusia ad opera degli agricoltori arabi rimasti in  Spagna e che, sempre ad opera, loro sia giunto in Turchia, dove era conosciuto e coltivato con il nome di kukuruz. Gli italiani, con i loro commerci, lo riportarono in Europa. Contemporaneamente i portoghesi facevano conoscere il mais nelle loro colonie, e si deve a loro se è conosciuto in tutto il continente nero, giungendo nei territori meridionali dell'Asia fino in Cina nella seconda metà del 1500.

Nel 1775 il mais fu trovato anche in Giappone, e non è chiaro se sia arrivato portato dai missionari o dal Messico per qualche… via traversa. Negli anni in cui si diffondeva nei nostri territori, Linneo ne introduceva la denominazione botanica latina "Zea mays".

Nel IV libro dell'Odissea, Omero accenna due volte ad un cereale chiamato "zea", nome che si ritrova anche presso i latini per indicare un grano primus antiquis Latio cibus come lo definiva Plinio, sicuramente qualcosa di diverso dal mais, e lo sapeva anche lo svedese Linneo, il quale, però, lo volle considerare "pianta della vita", così come Omero e Teofrasto consideravano il loro zea.

Il nome di mais ci arriva per la prima volta dal gesuita Acosta, e lo troviamo nella sua Storia naturale e morale delle Indie del 1590, riferita al Perù. In Perù viene usato il tipo di mais chiamato saarac per produrre la chicha, la birra di mais.

 

     

 

semina                 
EPOCA: primaverile con terreno a 10 °C (marzo o aprile)
DENSITA': 6-12 piante/m2 a seconda del prodotto e dell'ibrido
PROFONDITA': 3-5 cm
DISPOSIZIONE: a file (interfila 45-50, 70-75 cm)

 

concimazione
EPOCA: P (fosforo) e K (potassio) post lavorazione (interrati); P(fosforo)  localizzato alla semina
N (azoto) post-emergenza (in copertura)
TIPOLOGIE e DOSI: (a seconda dello stato del terreno)
N (azoto): 150-250 kg/ha (nitrico, ammonico, ureico, organico)
P (fosforo): 80-120 kg/ha (P2O5)
K (potassio): 50-80 kg/ha (K2O)

 

             

                                  

CRESCITA                     

Dopo una settimana dalla semina, il rivestimento del chicco si rompe per lasciare uscire la radichetta e la piumetta. Passano i giorni e spuntano altre radici e la piumetta si allunga.

Dopo un mese spunta la terza foglia e le piantine, ben allineate, sono già visibili nel campo. Il fusto si alza, si allunga e si irrobustisce e crescono altre foglie.

Il mais è una pianta erbacea annuale, unica appartenente alle monocotiledoni nella grande famiglia delle graminacee, cresce bene in terreno fertile e ben drenato, con piena esposizione al sole.

Il fusto è semplice e raggiunge i 2-3 metri di altezza.

Le radici sono le primarie da cui germina la pianta, secondarie o permanenti quelle provenienti dai primi nodi del fusto, aeree o avventizie quelle dei nodi più alti.

In luglio compare sulla sommità della pianta una infiorescenza maschile detta volgarmente pennacchio,     mentre a metà del fusto, all'ascella della foglia compare la infiorescenza femminile o pannocchia.                       

Quasi sempre c’è una sola pannocchia, a volte due o tre piccole. Solo nelle piante che producono mais da “pop corn” si possono contare sette o otto piccole pannocchie.

Curiosità: ci sono tipi di mais che producono un numero di pannocchie ridotto, ma ce ne sono altre, come il cosiddetto "duro", che arrivano a produrne fino a 23, mentre il "rostrato" va dalle 12 alle 19. (non coltivabile nelle nostre regioni).

Le piante ricevono il calore e la luce del sole per tutta l’estate. I chicchi continuano ad accumulare sostanze nutritive.

 

             

 

RACCOLTA

EPOCA: settembre-ottobre
MODALITA': Mietitrebbiatura di granella al 20-25% di umidità + essiccamento (granella secca umidita 14-15%),

al 25-30% (insilata) Falcia-trincia-caricamento pianta intera

al 35-37% di umidità + insilamento (silomais)

A maturità raggiunta, l'infruttescenza è costituita da un tutolo legnoso sul quale sono inserite le cariossidi disposte in file pari e in numero che varia da 8 a 24, ma se ne trovano anche di 4 o 48.

Il coltivatore prende un seme e cerca di scalfirlo con un’unghia, se il seme resiste e l’unghia non lascia alcun segno è proprio tempo di raccolta.

 

 

uso

Nelle nostre regioni conosciamo per lo più il mais color del sole, ma esistono varietà dai chicchi blu, viola, rosso, rosa e nero, con anelli, macchie o strisce di vari colori. la diversità del colore è dovuta a concentrazioni diverse di carotenoidi e flavonidi contenuti nello strato esterno del chicco.

Il mais, è una componente importante nell'alimentazione umana, e anche per il bestiame, anche se la sua composizione chimica non è completa come quella del frumento o grano.

L'uso del mais ha il potere di rallentare il funzionamento della tiroide, agisce come moderatore del metabolismo.

Con il grano dolce americano si preparano i pop corn,

Dal germe si ottiene un olio che, come quello del girasole, svolge un'azione ipocolesterolemizzante.

Il mais è usato anche nella fabbricazione di liquori.

 

a scopo terapeutico vengono usati gli stimmi, o barbe o capelli di frumentone, che fuoriescono dalle pannocchie, più raramente la farina:

      

 

- raccogliere gli stimmi o barbe tra luglio e agosto, far seccare (è indifferente se al sole o all'ombra), conservare in barattoli di vetro o porcellana in luogo ben asciutto. Se raccolte tra agosto e settembre sono meno efficaci.

PREPARAZIONI:

Infuso: in un litro di acqua bollente lasciare in infusione per mezz'ora 20-30 g di stimmi essiccati, filtrare e bere a tazze nel corso della giornata. Decotto: in una tazza d'acqua bollire per 5 minuti un cucchiaino di stimmi  essiccati e sminuzzati (30 g in due litri d'acqua), lasciate intiepidire, filtrare e assumere secondo le indicazioni.    

Tintura: si compera in erboristeria, oppure macerare 20 g di stimi essiccati e sminuzzati in 80 g di alcol a 60°. Dopo dieci giorni filtrare e conservare in una bottiglia di vetro scuro. La dose è 2 cucchiai nel corso del giorno, diluiti in poca acqua o tisana a piacere, consigliata la bardana.

SALUTE Calcoli renali, insufficienza renale, ritenzione dei liquidi, gonfiori delle gambe dovuti a patologie cardiache o gravidanza, nefrite, infiammazione delle vie urinarie: 3-4 tazze, o anche di più, di infuso di stimmi, oppure 4-5 tazze al giorno di decotto. L'azione è così efficace che durante le 24 ore la diuresi è quasi quadruplicata senza che i reni si affatichino. Altrimenti prendere 4-5 cucchiaini di tintura diluita in poca acqua calda o altra bevanda.

Dolori artritici, reumatismi, gotta: come sopra.

Eruzioni cutanee, ferite, piaghe o ulcere: per un'azione antinfiammatoria ed accelerare il processo di cicatrizzazione applicare direttamente sulle zone interessate cataplasmi d'infuso o di decotto il più caldo sopportabile e lasciare agire fino a raffreddamento.

 

AMIDO DI MAIS: è la farina bianca ottenuta dalla raffinazione del granturco. Viene comunemente indicato con il nome di maizena.

Principi costituenti: proteine, grassi, carboidrati.

Proprietà: energizzanti, analgesiche, antiemorragiche, emollienti, ipocolesterolemizzanti, ipoglicemiche, fluidificanti della bile, diuretiche e sudorifere che lo rendono particolarmente utile in caso di disturbi renali, dolori reumatici, artrosi e gotta. L'amido di mais per uso esterno è un ottimo emolliente, nutriente e sbiancante  per la pelle. 

 

BELLEZZA:

Maschera ammorbidente, rassodante ed elasticizzante per il viso: adatta in particolare a chi prende il sole in modo disordinato o troppo brusco. Preparate una pastella amalgamando 3-4 cucchiai di farina gialla con olio di mandorle dolci. Quando è cremosa applicare e lasciare agire per mezz'ora, sciacquare con acqua tiepida.

Pelle del corpo ruvida: riempire di farina gialla di granturco un sacchettino di stoffa a trama fitta, chiudere e usarlo per strofinare il corpo durante la doccia o il bagno.

Crema ammorbidente ed emolliente per le mani: in una tazza di acqua di rose aggiungete mescolando fino a formare una pastella omogenea 40 g di amido di mais e 4 cucchiai di glicerina. Ponete il composto in un recipiente di terracotta e scaldate a bagnomaria e a fuoco basso finché non si rapprende. Togliete dal fuoco, lasciate raffreddare completamente, quindi aggiungete 4 gocce di olio essenziale di lavanda. Versate in vasetti di vetro con il tappo, utilizzare più volte al giorno, applicando sulle mani con un leggero massaggio che vada dalla punta delle dita al polso.

Maschera sbiancante per l'epidermide: è una maschera adatta a tutte le pelli e a tutte le età, tranne che alle pelli eccessivamente aride. Mescolare 20 g di amido di mais con tanta panna liquida quanta ne serve per ottenere una pastella cremosa e densa. Applicare su viso e collo finché si sente la pelle "tirare". Toglierla delicatamente con un spugnetta umida, sciacquare con abbondante acqua tiepida, picchiettare con tonico e applicare una buon crema idratante. Può essere ripetuta una volta alla settimana con grande beneficio della pelle che risulterà luminosa, liscia e setosa.

 

ALTRI USI:        

L'AMIDO DI MAIS è usato sia nella confezione di prodotti da forno normali sia per quanti sono allergici al glutine, nella produzione di farine lattee, come addensante in salse casalinghe o industriali, nei cibi precotti. È usato anche dall'industria cartaria per migliorare la qualità dell'impasto, nell'industria farmaceutica come veicolo per molti farmaci, serve nella produzione di saponi e apretti, nell'industria petrolifera come lubrificante, in sostituzione all'orzo è usato nella produzione della birra.

Quando in cucina si usa la maizena come addensante, proprio per la sua particolare composizione va tenuto presente che si deve aggiungere solo alla fine della cottura, poiché le bastano pochi minuti per cuocere. Va sciolta prima a freddo in poco brodo, latte o acqua, nella proporzione di un cucchiaio da minestra raso (10 g circa), per 500 g di preparato che si vuole rendere più corposo. Nella cucina casalinga, la maizena può sostituire totalmente o al 50% la farina normale nella preparazione di dolci da forno o budini.

Lo sciroppo di mais

I granuli di amido vengono estratti dai chicchi e trattati con gli enzimi di due funghi (muffe): l’Aspergillus oryzae e Aspergillus niger.
Lo sciroppo di mais impartisce agli alimenti una consistenza elastica e densa. Impedisce la perdita dell’umidità prolungando così la conservazione degli alimenti che lo contengono.
Viene molto usato nella preparazione dei dolci industriali perché è un ottimo inibitore della cristallizzazione.

Il pop corn

I chicchi fanno un suono "pop" quando vengono arrostiti, perché quando la temperatura del chicco, riscaldato dall’olio bollente, raggiunge il punto di ebollizione, l’acqua contenuta si trasforma in vapore aumentando il volume.
La matrice del chicco regge finché la pressione interna non diventa troppo forte, a quel punto il chicco esplode.
Nello stesso momento i granuli di amido, già cotti, si asciugano e l’endosperma (parte del chicco posta sotto il tegumento di rivestimento) diventa leggero e croccante.

 

            

 

Caratteristiche NUTRITIVE del granoturco (mais)

 

Vediamo nel seguente tabulato il contenuto in nutrienti del mais, della farina di mais e dell’amido di mais, riferiti a 100 grammi di prodotto:

 

 

Mais

Farina di mais

Amido di mais

Polenta

 

100 gr

100 gr

100 gr

100 gr

proteine totali

9,20 gr

8,70 gr

0,30 gr

2,00 gr

lipidi totali

3,80 gr

2,70 gr

0,00 gr

0,62 gr

glucidi totali

75,80 gr

79,80 gr

87,90 gr

18,41 gr

amido

66,00 gr

79,20 gr

87,90 gr

18,27 gr

glucidi solubili

2,50 gr

0,60 gr

0,00 gr

0,14 gr

energia

355,00 Kcal

358,00 Kcal

362,00 Kcal

83,00 Kcal

fibra alimentare

2,20 gr

1,40 gr

0,10 gr

0,32 gr

colesterolo

0,00 mg

0,00 mg

0,00 mg

0,00 mg

calcio

15,00 mg

6,00 mg

0,00 mg

1,40 mg

ferro

2,40 mg

1,80 mg

0,50 mg

0,41 mg

sodio

0,00 mg

4,00 mg

4,00 mg

1,00 mg

potassio

0,00 mg

4,00 mg

4,00 mg

1,00 mg

fosforo

256,00 mg

99,00 mg

30,00 mg

23,00 mg

vitamina B1

0,36 mg

0,35 mg

0,00 mg

0,08 mg

vitamina B2

0,20 mg

0,10 mg

0,08 mg

0,02 mg

vitamina A

62,00 mcg

67,00 mcg

0,00mcg

15,46 mcg

vitamina PP

1,50 mg

2,90 mg

0,03 mg

0,67 mg

vitamina C

0,00 mg

0,00 mg

0,00 mg

0,00 mg

 

CURIOSITA':

Il nome originale Maya del mais è Centli, derivato dalla Grande dea del mais Cicomecoatl o Sette Serpenti,  mentre kuum significa grano macinato; in azteco si chiama anche xilotl, da cui deriva il nome della dea Xilonen o dea Giovane del mais crudo.

 

Del Mais ne anno parlato:

Cristoforo Colombo - anno 1498

Nicola Scillacio - dicembre 1494

Remberto Dedoneo - anno 1566

Juan de Cardenas - anno 1591

 

 

 

 

GIRASOLE

 

       

  

NOME SCIENTIFICO: Helianthus annuus

Nome inglese: Sunflower seed Pianta

Famiglia: Asteraceae (Compositae)

NOMI LOCALI E DIALETTALI:  

Girasù (Dialetto di Quargnento)

Virassol, Tournasol gross (Piemonte),

Giasu, Zirasoi (Liguria),

Girasol (Lombardia),

Mirasul, Zirasol (Emilia),

Fiore di S.Marco, Echizia, Corona reale (Toscana),

Girasuli (Sicilia).

 

Origine

Il girasole è l'unica pianta originaria del Nordamerica e del Perù ad aver raggiunto importanza mondiale per l'utilità dei suoi semi.
Coltivato da tempo immemorabile dagli indigeni del sudovest degli stati Uniti, il girasole fu importato in Europa nel 1510 come pianta decorativa.
Le prime grandi coltivazioni vennero fatte in Francia e in Baviera nel XVIII secolo, allo scopo di ottenere olio vegetale.

Ora i maggiori produttori mondiali di semi di girasole sono l'Argentina, la Russia, l'Ucraina e gli Stati Uniti.

 

NOME

Il nome "girasole" deriva dal caratteristico movimento eliotropico che le piante di questa specie presentano durante la fase giovanile: esse possono ruotare mediante torsione del peduncolo, grazie ad un meccanismo ormonale di tipo auxinico, in modo da mantenere l'apice sempre rivolto verso il sole.

All'alba le calatidi sono rivolte verso Est, poi iniziano a ruotare per trovarsi, al tramonto, rivolte verso Ovest; durante la notte il peduncolo si torce in senso opposto.

Questa particolare caratteristica cessa prima che le calatidi giungano a maturazione, dopo di che le calatidi rimangono costantemente rivolte verso Nord - Nord Est. piegati verso terra sotto il peso dell'infiorescenza.

Questa pianta è ad impollinazione entomofila, quindi la fecondazione è completamente incrociata (vista la proterandrìa, la fecondazione autogama sarebbe comunque impossibile).
I maggiori impollinatori appartengono a varie specie dei generi Apis e Bombus.
A fecondazione avvenuta lo stigma appassisce e si ritira; ciò avviene prima nei fiori periferici e scalarmente fino ai fiori centrali: per questo motivo è possibile trovare, su una stessa calatide, acheni esterni ben sviluppati accanto a fiori centrali in via di differenziazione. Non tutti i fiori però danno acheni, fenomeno che si manifesta più intensamente nella parte centrale.

 

       

 

Notizie scientifiche      

La pianta erbacea annuale  presenta una radice fibrosa e un fusto alto fino a 2,2 metri (specie coltivata in Italia) con interno spugnoso e leggero.

Le foglie opposte in basso e alternate in alto, sono ovali o cuoriformi percorse da una o da tre nervature. Presentano un picciolo robusto. Il loro margine è seghettato. La superficie e il picciolo sono ruvidi per la presenza di robusti peli che si originano da un grosso tubercolo.

I fiori sono riuniti in enormi capolini portati da robusti peduncoli ingrossati al di sotto del capolino, che è circondato da brattee di aspetto fogliaceo.

I fiori , che possono essere più di mille in un solo capolino, sono di due tipi :

quelli esterni hanno una grossa lingula oblungo-lanceolata e giallo-dorato,

quelli interni sono piccoli e bruni; hanno tutti alla base una brattea acuminata.

La fioritura è proterandra e centripeta: maturano, cioè, prima gli organi riproduttivi maschili (stami) rispetto ai femminili (stigmi), partendo dai fiori più esterni a quelli più interni. Al termine della fioritura i ligulati cadono.

Il frutto è un achenio nerastro o grigio con striature più scure, di forma ovale e con la superficie vellutata. Alla sommità non ha il pappo ma solo due squamette che cadono precocemente.

I girasoli sono strettamente imparentati con i topinambur, che appartengono al loro stesso genere.

 

     

 

SEMINA

Il girasole è una pianta annuale, a ciclo primaverile-estivo, varia in funzione della località: il girasole viene seminato verso metà marzo nel Sud Italia e dalla fine di marzo ad Aprile al Nord. Un impianto precoce, nelle aree del centro Sud, consente alla coltura di sfruttare la piovosità di fine inverno - inizio primavera, può permettere un incremento delle rese in semi. Semine troppo anticipate causano però problemi dovuti a ritorni di freddo; una semina troppo ritardata comporterebbe d'altra parte l'effetto negativo della carenza idrica estiva.

Essendo originaria di ambienti a clima temperato, predilige temperature relativamente alte; le esigenze termiche sono maggiori nelle prime fasi di crescita e diminuiscono leggermente alla maturazione:

per la germinazione sarebbe ottimale un'alternanza giornaliera di 12-23° C; nonostante ciò, il girasole è in grado di germinare anche a temperature più basse, intorno ai 4° C.

Lo stadio di plantula è molto resistente alle basse temperature, anche inferiori allo zero (-3, -5° C).

La densità è compresa tra 50.000 e 70.000 piante/ha; si possono impiegare seminatrici da mais (distanza tra le file di 60 cm) o da barbabietola (distanza tra le file di 45-50 cm). La distanza tra le file è normalmente compresa tra i 45 e i 75 cm. La quantità di seme necessaria varia da 5 a 7 Kg/ha

 

CONCIMAZIONE:
Il girasole trae notevoli benefici da un'adeguata concimazione organica, che migliora la struttura, la porosità e la capacità di ritenzione idrica del terreno e stimola l'attività dei microrganismi terricoli. Normalmente viene utilizzato il letame, da apportare al momento della lavorazione del terreno.
Per quanto riguarda la concimazione minerale, al fine di ottenere una normale produzione di sostanza secca (8t/ha), equivalente a 3,5 t di seme, vengono apportati circa 80-100 Kg di P2O5 (fosforo), 80-120 Kg di N (azoto) e 50-150 Kg di K2O (potassio); (il potassio é l'elemento più richiesto da questa coltura).
E' molto utile effettuare la concimazione fosfo-potassica durante la lavorazione del terreno, avendo cura di interrare i concimi. I concimi azotati vengono invece distribuiti al momento della semina, utilizzando urea, o suddividendo la dose in due parti da distribuire alla semina (60%) e in copertura (40%).
Un altro elemento molto importante per questa coltura è senza dubbio il boro, di cui il girasole è molto esigente; la carenza di questo elemento provoca accartocciamento e decolorazione fogliare, nei casi più gravi le calatidi risultano malformate e talvolta cadono. La soglia di carenza da boro è di 0,5 ppm. Esso può essere aggiunto al terreno sia incorporato in altri concimi che distribuito liquido, anche mediante fertilizzazione fogliare.

 

   

       

RACCOLTA:
La raccolta viene fatta quando gli acheni, il cui contenuto in acqua è inferiore al 10%, si staccano facilmente dalla calatide; ciò avviene circa 15-20 giorni dopo la maturazione. La maturazione completa viene raggiunta quando la calatide e le foglie si presentano secche e gli steli sono di color bruno. In Italia il girasole viene raccolto dalla metà di agosto (nelle zone più calde) alla metà di settembre, utilizzando le mietitrebbiatrici da frumento adattate o con testata da mais dotata di spartitore per ogni fila;
una volta si recidono, si appendono ad asciugare e si sgranano i semi.

 

        

 

CONSERVAZIONE:

Per conservare correttamente i semi di girasole occorre seguire le seguenti condizioni:

Temperatura: < 14 °C.

Umidità relativa: < 60%

 

USO:

Dai semi di girasole si ottiene un olio di pregevoli qualità nutritive, mentre con i residui della spremitura si ottengono alimenti per il bestiame. I semi crudi stessi vengono spesso mischiati ai mangimi per il pollame.

I semi salati e tostati si consumano soprattutto in alcuni paesi dell'area mediterranea (Spagna e Portogallo in testa).
Presenta solo acidi grassi insaturi : acido oleico 33-55 % , acido linoleico 55-60 %
Il girasole contiene proteine vegetali, Calcio, Magnesio, Ferro e vitamina E
.
I suoi acidi grassi sono sostanze che il nostro organismo non sa produrre e, quindi, devono essere inseriti nella nostra dieta.
  

       

 

USI TERAPEUTICI:

Nella farmacologia ufficiale il girasole ha un'importanza non trascurabile: nei suoi fiori si trova un glucoside della quercitina e, inoltre, basi amminiche, sali di calcio dell'acido solanico, xantofilla. L'insieme di queste sostanze assicura una riconosciuta azione antitermica e diuretica, con efficacia anche per le terapie antimalariche.

Servono infatti nella produzione delle prostaglandine, particolari ormoni che regolano la pressione, rafforzano il sistema immunitario e facilitano la produzione di HDL ovvero del colesterolo buono.
Particolarmente indicato usare il suo olio, a crudo, per condire insalate o verdure

 

     

 

VALORI NUTRIZIONALI MEDI PER 100 GRAMMI DI PRODOTTO:

Calorie kcal 612

Energia kJ 2539

Grassi g 49,57 Proteine g 22,70

Carboidrati g 18,76

 

Minerali

Vitamine

Aminoacidi   (*) aminoacidi essenziali

Calcio mg 116,000

Ac. Ascorbico mg 1,4

Triptofano * mg 348

Ferro mg 6,770

Tiamina mg 2,290

Treonina * mg 928

Magnesio mg 354,000

Riboflavina mg 0,250

Isoleucina * mg 1139

Fosforo mg 705,000

Niacina mg 4,500

Leucina * mg 1659

Potassio mg 689,000

Ac. Pantotenico mg 6,745

Lisina* mg 937

Sodio mg 3,000

Vitamina B6 mg 0,770

Metionina * mg 494

Zinco mg 5,060

Folate µg 227

Cistina mg 451

Rame mg 1,752

Vitamina B12 µg 0,00

Fenilalanina * mg 1169

Manganese mg 2,020

Vitamina A IU 50

Tirosina mg 666

Selenio µg 59,500

Vitamina A, RE µg 5

Valina * mg 1315

 

Vitamina E, aTe mg 50

270 Arginina mg 2403

 

 

Glicina mg 1461

 

 

Istidina * mg 632

 

 

Alanina mg 1117

 

 

Ac. Aspartico mg 2446

 

 

Ac. Glutammico mg 5579

 

 

Prolina mg 1182

 

 

Serina mg 1075

Fonte: USDA
 

 

 

 

Webmaster - Luciano Cazzulo - 25/12/2005